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“Quando il Giappone scoprì l’Italia” al Mudec di Milano

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QUANDO IL GIAPPONE SCOPRÌ L’ITALIA

La mostra “Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri (1585 – 1890)

«Quando il Giappone scoprì l’Italia» si propone di illustrare, mediante alcuni casi esemplari, i primi rapporti tra l’Italia e il mondo giapponese e, attraverso di essi, indagare l’immaginario che, da entrambe le parti, veniva formandosi in un momento importantissimo di apertura dell’ Europa al mondo, fase in cui molti studiosi identificano gli albori della globalizzazione.

Alla base del progetto è l’ambizione di restituire ai visitatori gli snodi storici principali che determinano e caratterizzano l’incontro tra le due culture. Il percorso, suddiviso in due sezioni principali, indaga così la curiosità occidentale verso il Giappone, i primi momenti di contatto e le differenti modalità di relazione tra i due paesi dal 1585 al 1890.


La prima sezione, dedicata a “Ito Mancio e le ambascerie giapponesi 1585 – 1615” , racconta gli inizi della mutua conoscenza tra i due paesi, che risalgono alla mediazione dei missionari Gesuiti, i cui viaggi e la cui opera di evangelizzazione del «Cipango» ebbero un rilevante impatto sulla società nipponica del XVI secolo.

In quello stesso periodo nasce l’arte nanban (dei barbari del sud), ovvero la produzione di oggetti con tecniche giapponesi ma forme occidentali, spesso con connotazione cristiana, di cui sono esposti in mostra splendidi esemplari. In questo contesto, Alessandro Valignano, tra i responsabili della missione gesuita in Giappone, organizza un viaggio di giovani nobili giapponesi convertiti al cristianesimo, verso l’allora centro del mondo cristiano: Roma e l’Italia. In questa sezione viene esposto, per la prima volta in Europa, il celeberrimo ritratto di Ito Mancio, realizzato da Domenico Tintoretto. Oltre all’approfondimento sulla prima ambasciata, un secondo focus viene dedicato alla seconda ambasceria del 1615 che pur non arrivando a Milano, costituisce un’altra importante tappa dei rapporti tra l’Italia e il Giappone prima della chiusura definitiva dei porti giapponesi e l’adozione della politica di isolamento (sakoku), dal 1641 al 1853.
La seconda sezione “Un Museo giapponese in Lombardia”, dedicata alle collezioni giapponesi raccolte dal conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua e ora appartenenti al MUDEC, presenta ai visitatori il periodo di riapertura dei porti giapponesi, sul finire del diciannovesimo secolo, e il conseguente rinnovato interesse, commerciale e culturale, verso questo paese. Dal 1860, anche come conseguenza delle forti relazioni che i commercianti lombardi della seta hanno con l’Asia, cresce infatti l’interesse verso la cultura orientale e l’arrivo di grandi quantità di oggetti e opere d’arte si riflette nella costituzione di musei privati di arte giapponese e in esposizioni pubbliche organizzate sotto la forma di mostre d’arte industriale.

Quando
Data/e: 1 Ottobre 2019 – 2 Febbraio 2020
Orario: 09:30 – 19:30
(Il lunedì aperto dalle 14.30 alle 19.30. Il giovedì e il sabato dalle 9.30 alle 22.30)

Dove
Mudec – Museo delle Culture
Via Tortona 56 – Milano

Altre informazioni
www.mudec.it